Seduta davanti allo specchio davo secchi colpi di tosse compulsivi, involontari e mi carezzavo il collo, custode di una gola perversa e ambita. La ballata in sottofondo contrastava con la mia aria sfatta, provata. "Sembro una troia in camerino dopo il suo numero" pensai. E che numero, quello che stavo ricordando... Ripensai a quando avevo trangugiato due tazze intere di sborra, riempite dai miei vicini spagnoli. Sì, avevo invitato ben sei cazzi nel mio appartamento, d'impulso. Non si erano fatti pregare, gli sfacciati. Erano arrivati nel pomeriggio, ed avevamo continuato a fare sesso fino alla notte, senza fretta. Ci capivamo senza parole: avevano inteso subito che sarei andata solo di bocca. Gliel'ho succhiato, dio mio, come una disperata! Avevo fame e sete, gemevo come una puttanella alla sua prima minchia. Senza discutere i miei ordini, si sono svuotati le palle nelle ciotole, ripetutamente. La mia figa faceva male: si era gonfiata fino a non esser quasi più un ...