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Your Dark Side? Certainly Mine.

Era così radioso ieri... Ma osservava davvero la mia scollatura o no? Stava mentendo per scopi professionali o era davvero contento? Mi stava prendendo per il culo? Dovevo scoprirlo...

Mi stavo preparando per andare a cena da lui e dalla mogliettina, scegliendo un look vedo-non vedo da ipocrita del cazzo. Pensai al disastro di avere a che fare con un bravo attore che potrebbe farmi credere qualunque cosa, e innamorato della sua donna per di più. Con molto autocontrollo, ma pur sempre un gran porco che ne deve aver fatte e viste di ogni. Mi stavo bagnando, piena di paura di sbagliarmi sul suo sottotesto e sugli sguardi del giorno prima. Mi sentivo vulnerabile, probabilmente illusa ma anche sfrontatamente sexy. Ero disposta ad affrontare il rischio che lui ridesse di me; ero pronta al dolore pur di sapere la verità.

"Sfruttami, usami, sfottimi" - dissi tra me e me con masochismo malato e la figa che si contraeva in spasmi quasi dolorosi. Ultimavo il mio trucco e spruzzavo un profumo che ero certa potesse piacergli. I pantaloni con la piega mi ero messa, che bigotta da manuale! Outfit marrone cangiante, con camicetta semitrasparente e reggiseno a balconcino. Una mignotta sobria, da scartare come un cioccolatino al liquore, tanto liquore.

Prendendo il cappotto, scrollai le sue foto, ingrandendone una: sorrideva beato, in mezzo alla moglie e ad una gnocca da paura che aveva appena lavorato con loro. Dio che figa l'altra, lo credo bene che era raggiante! Ero ossessionata dal sapere se se l'era fatta, o se era di fottuto legno come voleva farmi credere. Il perizoma mi stimolava i buchi e il clitoride, e godevo all'idea che fossero in realtà una coppia aperta. Ma mi struggevo all'ipotesi che semplicemente godesse della compagnia delle belle donne: guardare ma non toccare. Mi preparai a recitare indifferenza e col cuore in gola uscii.

Mi aprì quella paraculata della consorte, poi da dietro sbucò lui con un sorriso a trentadue denti e una voce suadente, ruffiana. "Ma quanta allegria!" - pensai - "Sembra quasi ostentata!"
Dappertutto c'era la tipica atmosfera natalizia che mi fa tanto schifo, con tanto di albero crucco e pacchetti dorati. Una roba da far venire il voltastomaco, avevano persino il parquet di abete! Superai lo shock di quella melassa obbrobriosa e fui accolta da una sorpresa ancora maggiore: la strafiga della foto era lì! Di persona, il suo sorriso era di una criptovaccaggine ancora più imbarazzante, malgrado la classe del suo aspetto esteriore. "Una gattamorta così dovrebbe essere messa fuori legge." - mi dissi mentre le stringevo la mano indecisa tra attrazione e fitte di gelosia. Il tutto cercando inutilmente di apparire indecifrabile. Lui mi scrutava da un angolo, con un sorrisetto accennato e sguardo penetrante, ma una postura schiva.

Trangugiata una stracazzo di cena vegetariana, venne il momento di assaggiare il mio spumante. Brut, non volevo mica vomitare io... Ridendo, brindammo in italiano alla sua secchezza, mentre il mio perizoma si impregnava di idee malsane. "Ma che bel quadretto familiare!" - pensai inorridita da quella facciata perbenino - "Possibile che degli artisti si facciano davvero andar bene questa farsa?"
Bevvi il flute fino all'ultima goccia guardandomi intorno, sconcertata dalla sdolcinatezza degli arredi e dell'illuminazione. E ancora lui mi guardava, con quella sacrosanta fissità di quando dico stronzate; il suo volto era gentile, ma mi sentivo ugualmente osservata da un sadico maniaco. Sembrava mi volesse segretamente fagocitare, ma non c'era modo di provarlo. Le donne ridacchiavano tra loro, però si creò un sottofondo di silenzio elettrico. Era la tensione del non detto, e mi faceva gelare la schiena e incendiare la figa.

La brava mogliettina si alzò per sparecchiare, mentre il marpione invece di aiutarla chiamò me e l'altra criptotroia al pianoforte. Sotto una luce melliflua, iniziò a strimpellare e a cantare con quella sua voce a malapena intonata. Come potevano due musiciste stupende come quelle starlo a sentire? Che avesse il fascino di Priapo nei pantaloni? La donna si sporgeva sul piano col suo sorriso perenne, mentre io restavo in piedi sui tacchi, a braccia conserte. Potevo respirare il suo testosterone spropositato, dietro il profumo discreto che aveva spruzzato sulla camicia (volutamente?) troppo stretta per i suoi muscoli. C'era qualcosa di ipnotico nei suoi gesti a tratti troppo rigidi, e nel suo fingere che il suo sorriderci fosse solo dovuto al divertimento provocatogli dalla sua esibizione musicale. O mi illudevo? La moglie tornò a distogliermi dai miei pensieri, mettendomi un braccio attorno alla vita e sorridendomi come una maestrina a un allievo. Era tutto così strano, sembrava di essere in un sogno contorto...

Finite di suonare e cantare le sue stronzate, si alzò e noi ci facemmo più serie. Si creò un silenzio denso e mi sentii come minacciata. Le due donne sembravano partecipare di una connivenza che mi fece paura. Tutti e tre mi immobilizzarono e lui mi sollevò per poi buttarmi sul pianoforte con fare dominante. Il suo volto era rude e la fissità dei suoi occhi rapace ma controllata. Le due osservavano con freddezza da assistenti di chirurgo. Ero così sorpresa che il mio cuore rimbombava come quello di una quindicenne, mentre lui si slacciava bruscamente la cinta per poi avventarsi ad immobilizzarmi i polsi con le mani. Sua moglie e la collega si dedicarono a togliermi pantaloni, scarpe e perizoma, con sincronia gemellare, come lo avessero fatto milioni di volte. Le loro mani si sostituirono sui miei polsi a quelle del complice, che mi aprì la camicia e mi strappò rabbiosamente il reggiseno, poi mi palpò con decisione, saggiando la consistenza del mio seno che guardava con lussuria gelida.

Mentre la mia figa già allagata era esposta ai suoi occhi, liberò il suo cazzo dalle mutande e lo fece uscire dalla cerniera, senza neanche calarsi i pantaloni. "Mi provocavi con la tua scollatura ieri... Eh, stronzetta?" - mi bisbigliò con tono viscido e leccandomi il collo - "Questo l'hai voluto tu, troia!"
Tornando ai suoi modi freddi, si menò l'uccello circonciso dall'enorme cappella incredibilmente aperta, poi scacciò le donne e mi si inginocchiò sopra. Mi afferrò i capelli con entrambi i pugni e iniziò ad ondeggiare il bacino in modo da schiaffeggiarmi col cazzo, così duro da avere vita propria. Come narcotizzata dal suo odore di maschio e dal suo afferrarmi la testa, non potevo credere di averlo eccitato a quel punto. La sua nerchia sbatteva così forte sulle mie labbra e le mie guance da farle formicolare, ed anche il mio cuoio capelluto mi trasmetteva sensazioni di piacevole smarrimento. Non mi ero mai sentita così voluta e torturata in tutta la mia vita.

Poi, tutt'a un tratto, si ritrasse da me e si alzò per raggiungere il centro della stanza. Il suo autocontrollo supremo mi faceva uscire di testa: non era banalmente preda dei suoi istinti. Sua moglie e l'altra mi accompagnarono sottobraccio da lui, sorreggendomi nei postumi della mia trance. Con gesti bruschi, si tolse i vestiti raffinati, mostrando un corpo dalla virilità selvaggia.
Le donne mi fecero inginocchiare, poi mi imitarono, iniziando entrambe a succhiargli il cazzo. La mogliettina con amore, l'altra più untuosa di un'attricetta che supplichi un regista. Se lo passavano davanti alla mia faccia, che era nel mezzo e frastornata da così tante emozioni. Il profumo del suo cazzo era così forte da farmi alzare gli occhi al cielo per il piacere, così notai che guardava solo me, fissamente e quasi con sfida.

Avevo fame, fame da morire, ma non me lo dava ancora, il sadico. Mi prese i capelli in mano e continuò a ipnotizzarmi coi suoi occhi profondi, mentre le altre due ciucciavano rumorosamente. Osai cominciare a massaggiargli le palle, molto gonfie al tatto, mentre mi godevo la vista dei suoi peli neri e folti. Per tutta risposta, lui buttò indietro la testa e la sua presa si trasformò in carezza, mentre cedeva al godimento. La più puttana delle due mi guardava maliziosa, ostentando il suo piacere nello spompinare quella verga esotica. La moglie mi diede un dolce bacio a fior di labbra che pareva un augurio, o un regalo.

Poi ho capito: lo stavano solo preparando per me. Ma dovevano farlo per lui. Che mi volesse davvero più di quanto avevo sospettato? Non c'era tempo per pensare. Tolse il cazzo dalla bocca della troia mora e me ne fece ingozzare, mentre le altre gli leccavano le palle docilmente. "Succhia, baldracca..." mi disse in italiano stentato. Pensai che in fondo doveva tenerci a me, se aveva addirittura imparato a dire sconcezze nella mia lingua. Obbedii con esibita lussuria, godendomi la pienezza della sua cappella e la sua erezione infinita. Mi fissava la bocca ed a tratti mi guardava gli occhi, mordendosi il labbro e poggiandosi le mani sui fianchi.

All'improvviso, mi staccò dal suo serpente incantatore e mi prese in braccio, di nuovo fino al piano. Come un ossesso, si avventò a leccarmi la figa a fondo e a succhiarla. Famelico ed egoista, mi allargava le gambe con forza. Intanto, sua moglie e l'altra donna si spogliarono rivelando due corpi bellissimi, per poi avvicinarsi. Quando il loro bacino fu accanto alla mia testa, sentii l'odore delle loro fighe mischiarsi a quello della mia. Mi agitavo convulsamente per i colpi di lingua del mio avido amante, che a tratti spezzava il suo distacco con sguardi ultraterreni.

A turno, le due bellezze mi cavalcarono la faccia, dandomi in pasto la loro carne slabbrata e succosa. Lui si godette lo spettacolo del suo nuovo harem, finché alzò il volto, lucido dei miei umori. Una volta in piedi, spinse via le due donne poi mi salì sopra e cominciò a montarmi la bocca con furia animale. Le sue grosse palle ciondolavano mentre mi violentava la gola a fondo. Le sentivo sbattere sul mio labbro inferiore e sul mento. Reprimevo a malapena i conati di vomito, esacerbando così il suo desiderio di soffocarmi pur di ascoltare quei suoni che tanto eccitavano il suo sadismo. Al sentirmi così usata, senza ritegno né compassione alcuni, mi sbrodolavo come una vacca.

Continuando a gemere e a rigurgitare il suo cazzo, sentii improvvisamente le sue mani afferrarmi il collo, quasi a strozzarmi. Quella sapiente asfissia mi fece quasi perdere i sensi, tanti erano il piacere e l'amore che percepivo in essa. Ero totalmente in balia della sua presa potente e della sua penetrazione brutale. Godendo così tanto nell'abbandonarmi e nel donarmi pienamente a lui, mi sembrava di lasciare il mio corpo. Nella nostra danza violenta era racchiuso il paradosso dell'intimità più assoluta e di un desiderio simmetrico. Mi sentivo finalmente libera di arrendermi a quella passione oscena ed indicibile, persino davanti alle mie rivali. Ormai sapevo di essere voluta, sul serio. Il suo abuso della mia testa mi toglieva ogni dubbio, e pensai che non ci sarebbe potuta essere morte più bella...

Ma lui mi voleva viva, mi amava, ed ora mi guardava persino con dolcezza. Aveva rallentato il suo ritmo ed era indietreggiato per poter vedere meglio il mio viso. Adesso faceva davvero l'amore con la mia bocca, e scambiò con la moglie uno sguardo di accettazione incondizionata. Poi sorrise compiaciuto all'altra troia, che gli mise un dito in culo ed iniziò a scoparglielo lentamente. Continuò così fino a lasciarsi andare a dei rantoli di piacere estremo. La sua voce profonda vibrò nella mia mente orgasmica, mentre si svuotava le palle nella mia gola, con tutta la potenza liberata dal massaggio prostatico. Tossii forte per quel senso di soffocamento, in equilibrio tra estasi ed incoscienza.

Non appena lui sfilò il cazzo dalla mia bocca, sua moglie venne in mio soccorso con un vaso di vetro. Con rumori indegni, vomitai una quantità sovrumana di sborra nel recipiente conico, retto da mani premurose. Lui mi guardava dall'alto, enigmatico come un adepto del demonio. Tutto ciò somigliava ad un rituale diabolico, celebrato a sfregio della ricorrenza cristiana.
Esausta, mi sentivo come una vergine in mano a satanisti in una messa nera, e mi abbandonai al loro battesimo. Poggiato sul pianoforte il cristallo pieno di sperma, i tre presero un po' del fluido con le dita, ed iniziarono a spalmarlo sul mio corpo e sul mio viso. Le loro carezze erano calde e viscide, e mi facevano sentire avvolta da un velo di morbosità. Il rito era compiuto: sarei stata sua per sempre, che mi avesse presa ancora oppure no...



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