Silenzio assordante. Tutto era fermo e vuoto, solo noi due nello stabile. Ma dove aveva mandato tutti quanti, e perché?
Inquieta per l'atmosfera surreale in cui il minimo suono rimbombava, riordinavo inutilmente le sue carte. Lui sedeva ed esaminava un documento con sdegnosa freddezza.
Avvicinandomi alla finestra, lo osservai nel riflesso: aveva un'eleganza strana, quella mattina. E il suo profumo mi intimidiva. Mi voltai, restando in attesa di incarichi.
Guardando qualcosa di fronte a sé con sguardo serio e profondo, poggiava la sua penna d'oro sul labbro inferiore. Senza dire una parola, abbassò il livello della sua poltrona.
In piedi, io ostentavo la formalità sempre esistita tra noi. Lui si alzò ed attraversò la stanza per raggiungere la libreria alle mie spalle, ma si fermò prima e mi fissò le labbra. Con gesto brusco e rapace, mi afferrò per i capelli e mi trascinò sotto la sua scrivania, scaraventandomi a terra con violenza. Ancora un po' stordita, sentii il tintinnio della sua cinta mentre si liberava il cazzo e le palle dai pantaloni.
Mi prese la testa e mi forzò ad ingoiarlo quasi tutto. Ero scioccata, ma iniziai a compiacerlo di bocca finché fu completamente duro. Nel frattempo, si tolse la giacca ed armeggiò un po' con le sue scartoffie, come se io non fossi lì.
Sembrava tutto assurdo: in pochi attimi eravamo passati dal distacco più assoluto a me che lo accontentavo come una cagna. Sapeva di poterselo permettere, il bastardo, e non solo per il suo ruolo di potere. Il suo ignorarmi mi provocava violenti spasmi di piacere.
Poi d'un tratto mi tirò i capelli per staccarmi dal suo cazzo e costringermi a guardarlo. Con l'altra mano mi afferrò il collo e mi esaminò gelidamente. All'improvviso mi sentii la testa immobilizzata e la bocca penetrata con violenza. Rantolavo per il godimento e la difficoltà di sentirmi la gola invasa senza vomitargli addosso.
Ottenuto il giusto ritmo, riportò le mani ai suoi documenti, forse leggendoli veramente, mentre sotto la scrivania mi scopava di gusto. Non emetteva alcun suono, eccetto quello che facevano il suo cazzo nella mia bocca e i colpi del suo bacino sulla poltrona di pelle. Mentre lo pompavo, mi sentivo usata come una cosa senza valore. Il suo atteggiamento mi feriva emotivamente, ma mi faceva anche bagnare come una troia. Piangevo e succhiavo, in un misto di piacere e umiliazione. Non sapevo di aver desiderato quella sofferenza pungente per tutto il tempo che ci eravamo conosciuti. Ma lui sì. Mi aveva letto nella mente, ed ora mi sfruttava per i suoi comodi.
Si mise a leggere il giornale, persino, e si interruppe un momento per guardarmi con un sorriso sprezzante, poi tornò alle sue consuetudini. Aumentò la forza della sua spinta, soffocandomi fino all'estasi. Si lisciava la cravatta, noncurante dei miei conati, se non per il compiacimento che gli provocava l'avermi condotta a quella mancanza di ritegno. Sentivo il trucco colare insieme alle lacrime involontarie, e la mia saliva cadeva in terra.
Di punto in bianco, si alzò e mi avvinghiò per i capelli, costringendomi a fissare il mio sguardo nel suo. Con foga, mi sbatté il cazzo in faccia, finché con gemiti profondi mi coprì del suo sperma bollente. Mi sentii il cuore in gola a vederlo lasciarsi andare, e all'elemosina che mi fece di un sorriso complice, finalmente. Il mio tacito giuramento di sottomissione si era compiuto...
Inquieta per l'atmosfera surreale in cui il minimo suono rimbombava, riordinavo inutilmente le sue carte. Lui sedeva ed esaminava un documento con sdegnosa freddezza.
Avvicinandomi alla finestra, lo osservai nel riflesso: aveva un'eleganza strana, quella mattina. E il suo profumo mi intimidiva. Mi voltai, restando in attesa di incarichi.
Guardando qualcosa di fronte a sé con sguardo serio e profondo, poggiava la sua penna d'oro sul labbro inferiore. Senza dire una parola, abbassò il livello della sua poltrona.
In piedi, io ostentavo la formalità sempre esistita tra noi. Lui si alzò ed attraversò la stanza per raggiungere la libreria alle mie spalle, ma si fermò prima e mi fissò le labbra. Con gesto brusco e rapace, mi afferrò per i capelli e mi trascinò sotto la sua scrivania, scaraventandomi a terra con violenza. Ancora un po' stordita, sentii il tintinnio della sua cinta mentre si liberava il cazzo e le palle dai pantaloni.
Mi prese la testa e mi forzò ad ingoiarlo quasi tutto. Ero scioccata, ma iniziai a compiacerlo di bocca finché fu completamente duro. Nel frattempo, si tolse la giacca ed armeggiò un po' con le sue scartoffie, come se io non fossi lì.
Sembrava tutto assurdo: in pochi attimi eravamo passati dal distacco più assoluto a me che lo accontentavo come una cagna. Sapeva di poterselo permettere, il bastardo, e non solo per il suo ruolo di potere. Il suo ignorarmi mi provocava violenti spasmi di piacere.
Poi d'un tratto mi tirò i capelli per staccarmi dal suo cazzo e costringermi a guardarlo. Con l'altra mano mi afferrò il collo e mi esaminò gelidamente. All'improvviso mi sentii la testa immobilizzata e la bocca penetrata con violenza. Rantolavo per il godimento e la difficoltà di sentirmi la gola invasa senza vomitargli addosso.
Ottenuto il giusto ritmo, riportò le mani ai suoi documenti, forse leggendoli veramente, mentre sotto la scrivania mi scopava di gusto. Non emetteva alcun suono, eccetto quello che facevano il suo cazzo nella mia bocca e i colpi del suo bacino sulla poltrona di pelle. Mentre lo pompavo, mi sentivo usata come una cosa senza valore. Il suo atteggiamento mi feriva emotivamente, ma mi faceva anche bagnare come una troia. Piangevo e succhiavo, in un misto di piacere e umiliazione. Non sapevo di aver desiderato quella sofferenza pungente per tutto il tempo che ci eravamo conosciuti. Ma lui sì. Mi aveva letto nella mente, ed ora mi sfruttava per i suoi comodi.
Si mise a leggere il giornale, persino, e si interruppe un momento per guardarmi con un sorriso sprezzante, poi tornò alle sue consuetudini. Aumentò la forza della sua spinta, soffocandomi fino all'estasi. Si lisciava la cravatta, noncurante dei miei conati, se non per il compiacimento che gli provocava l'avermi condotta a quella mancanza di ritegno. Sentivo il trucco colare insieme alle lacrime involontarie, e la mia saliva cadeva in terra.
Di punto in bianco, si alzò e mi avvinghiò per i capelli, costringendomi a fissare il mio sguardo nel suo. Con foga, mi sbatté il cazzo in faccia, finché con gemiti profondi mi coprì del suo sperma bollente. Mi sentii il cuore in gola a vederlo lasciarsi andare, e all'elemosina che mi fece di un sorriso complice, finalmente. Il mio tacito giuramento di sottomissione si era compiuto...
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