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Tortura

Sedevo su una seggiola di legno scheggiato, dondolando le gambe nude. Sotto la mia gonna non c'era nulla a trattenere i miei umori. Sentivo il cuoio capelluto tendersi per l'emozione di ascoltare la sua voce profonda.
Attorno a me, il brusio di pochi altri studenti non riusciva a distogliermi dal suo spiegare alla lavagna. La mia sedia scricchiolò e lui si voltò tossendo per il disappunto. Rimasi impassibile alla sua occhiataccia, poi lo guardai darmi di nuovo le spalle.
Nella mia testa, le pulsazioni del mio cuore martellavano fino ad isolarmi dal resto. Non aspettavo altro che l'aula si svuotasse. Ma non la smetteva più di parlare...
Alla fine della lezione si mise a riordinare i suoi libri nella cartella di cuoio. Mi attardai più degli altri studenti, con la scusa di chiedergli aiuto coi miei appunti. Spazientito ma formale, si chinò a dare un'occhiata al passaggio che gli chiedevo di integrare. Al vedere i miei numerosi errori e lacune, mi disse con sarcasmo: "Signorina, sembra che lei abbia annotato tutt'altra lezione. Pensa davvero che in due minuti io possa darle la testa che non ha?"
Sentendo le sue parole brutali e vedendolo accennare un sorriso sprezzante, sentii spasmi diffondersi nel basso ventre e dentro alla mia figa. I miei occhi, come ipnotizzati, si bevevano la sua faccia arrogante. "Lei è davvero impudente, signorina. Nessuno le ha insegnato che non si fissano le persone a quel modo?" aggiunse con voce antipatica e suadente.
Non seppi rispondere, ma tornai al mio banco da dove continuai ad ammirare la sua bellezza intossicante. Ormai in tutta la facoltà si era fatto silenzio, tranne che per il suono delle sue mani che armeggiavano nella valigetta. Guardavo incantata le loro vene sporgenti e la peluria che spuntava dai polsini. Per un attimo, la sua fede di platino tintinnò sulla cattedra, scuotendomi dai miei sogni ad occhi aperti. Finito di prepararsi per uscire, si fermò e mi guardò più a lungo del normale. Il mio respiro si fermò mentre aspettavo la sua prossima mossa.
Con mia grande sorpresa, andò alla porta e - dopo aver verificato che non ci fosse più nessuno - la chiuse. Tornato al tavolo, poggiò la borsa e si tolse l'impermeabile con fare superbo. Nel suo sorriso compiaciuto c'era qualcosa di oscuro. "E così, lei crede di essere speciale, non è vero? Si rende conto che sta aspettando attenzioni come una cagna abbandonata?"
Nel sentirlo parlare così, mi bagnai ancor più e pensai che lo avrei voluto davvero come padrone. "Ma... cosa sta dicendo? Come si permette?" protestai ipocritamente. I miei capezzoli si rizzarono fino al dolore, mentre lui mi scrutava predatorio. "Perché, vorrebbe per caso farmi credere che non stava aspettando questo?" fece lui sbottonandosi i pantaloni e poggiando il cazzo sul tavolo. Al vederlo già duro lanciai un grido scandalizzato, ma che in fondo era di piacere.
Se lo menava piano, alla base, mentre gli si muoveva da solo, in tondo. Non potevo fare a meno di fissare quella meraviglia: era un serpente atavico attaccato ad un intellettuale sofisticato. "Vieni qui, razza di troietta saccente" mi disse con un ghigno untuoso. Obbedii avvicinandomi alla cattedra con esitazione. Lui la aggirò poi mi prese per i capelli e mi fece inginocchiare per ficcarmelo in bocca. Ma non me lo lasciò godere, perché quasi subito lo sfilò e me lo sbatté forte in faccia. Poi mi prese la gola con una mano e mi schiaffeggiò il viso con l'altra.
Caddi a sedere sul pavimento freddo, e lui vide la mia figa nuda sotto la gonna. Mi diede un calcio proprio lì, ed emisi un urlo soffocato. Di nuovo venne a sbattermi il cazzo sul viso e sulle labbra, ritraendolo quando provavo a succhiarlo. Il suo profumo di maschio mi torturava, mentre tenendomi per i capelli mi strattonava la testa a piacimento.
Mi costrinse ad alzarmi, solo per poi spintonarmi il petto e farmi cadere ancora. Immaginavo i lividi che mi sarebbero apparsi, ma non era ancora nulla... Mi tirò su strattonandomi un braccio ed iniziò a schiaffeggiarmi il culo con ferocia. I colpi che mi dava erano molto bruschi e dolorosi, il che mi faceva bagnare oltre ogni misura. Dissacrando la propria eleganza, era diventato un violento, che godeva del suo sadismo almeno quanto me.
Iniziò a picchiarmi le natiche e le gambe con un lungo bastone, risparmiando però la mia schiena. Con una delle mani palpava il culo che stava martoriando. Gettò poi il bastone e mi schiaffeggiò il volto due volte, facendomi perdere l'equilibrio e riducendomi di nuovo in terra. Provai a rialzarmi, ma subito fu pronto a darmi un rovescio frastornante. Disperata, abbracciai le sue gambe e guardai in su, vedendogli in volto un compiaciuto disprezzo. Ridendo della mia sofferenza, mi calciò via per poi sedersi in cattedra. Come una cagna testarda, camminai fino alla sua sedia, solo per essere spintonata e forzata a dargli le spalle. Costretta a non guardare né muovermi, ricevetti la sua sborra calda sulla schiena che mi aveva denudato con gesto brusco.
Quando mi voltai, si era già chiuso i pantaloni e si avviava con passo deciso verso la porta, senza neanche degnarsi di guardarmi. "Spenga la luce e chiuda la porta" mi disse, abbandonandomi all'umiliazione e alla tortura della mia eccitazione inappagata...


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