La perla lunare era d'oro quella notte, e i suoi riflessi sul mare erano caldi e bagnati come me. Nero attorno, unici testimoni indiscreti dei calchi di gesso.
Un palo nell'acqua, una boa: fallici presagi nel miele di luce. Eccolo venire verso di me, è nel suo buio. I suoi peli neri si nascondono nel velluto dell'ombra ed io lo vedo a malapena. Ma il grigio che lo illumina è come una carezza di fumo, che non mi nasconde il suo gesto di togliersi il costume.
E sotto, il mio eterno sogno: il suo scettro già pieno di sangue. Mi guarda austero, mentre la sua verga oscilla da sola, dura come la tortura di aver atteso questo momento.
"Guardare ma non toccare" mi dice, mentre mi abbranca i capelli con violenza "Capito?". Io rispondo di sì, mentre mi tormenta avvicinandomi alla sua nerchia circoncisa. Ascolto le onde e dimentico l'odore salmastro, mentre aspiro quello ineffabile del suo cazzo. "Annusa, cagna" mi intima coi suoi gesti autoritari, ma ha troppa classe per dirlo a parole.
Mi ubriaco del suo profumo di maschio mentre lo fa sobbalzare muovendo il bacino. Mi tiene sulle spine, ansimando leggermente e godendosi la vista del mio viso agognante il suo sesso.
Mi permetto di far scorrere le mie mani sui suoi peli ruvidi, specie quelli foltissimi intorno al suo pene. Che bello un uomo dall'aspetto naturalmente mascolino, ma perché si allisciano come vermi?
Ti amo, dio quanto ti amo! Non posso dirtelo, non potrò mai. Ti adoro, dammi la minchia! Respiro come una cagna in calore mentre mi toglie il fiato con la sua carne tenera e dura. Venero questo misto di forza e vulnerabilità, questa dolcezza rivestita di aggressione, che poi diventa liquida.
Finalmente mi prende la testa come se mi volesse davvero, ed inizia a scoparmi la bocca sapientemente, badando sia al suo piacere sia al mio. Quanto rispetto e quanto amore, in un gesto apparentemente così brutale! Sì, sì, godo mentre mi tromba le labbra come un colonizzatore
selvaggio e sofisticato insieme!
Gemo nel lasciarmi andare al soffocone più bello della mia vita, mentre la mia figa è sommersa dalle stesse onde dell'alta marea. Chiavami la gola, amore mio non mio...
Continua così per almeno un quarto d'ora, facendomi quasi perdere i sensi. Mi sento troia, e lui si sente stallone. Che maschio che sei, continua a bombarmi, ti prego. Gode ma non lo dice, gode ma non fiata, è un macho stupendo e senza pregiudizi. Lui capisce, sì lui capisce davvero, ed è questo a farmi bagnare in eterno. Lo guardo negli occhi e mi ama, sì mi ama anche lui come ama la moglie, sì mi adora anche se non lo ammetterà mai, non può, non deve, non vuole.
Mentre il mare, caldo come brodo, bagna gentilmente i miei timpani, il maschio semitico trova il suo porto d'approdo. Sbrodola, sì, sbrodola amore mio... Conquistami, inondami.
Il magnifico uomo asiatico mi schizza in gola due volte, poi mi riempie di sborra lenta, vischiosa. Non la finisce mai di venire, come nel sogno-incubo di un'infinita bocconata di sperma. E' amaro e salato: prego che il suo seme non finisca mai! Lo bevo, lo trangugio, lo ingoio, lo ricevo come il regalo più prezioso che la vita mi abbia mai fatto. Il nettare degli dei, l'ambrosia, l'amore liquido. Ti amo, ti amo, ti amo - penso mentre il suo latte brulicante mi soffoca e trova la sua via agli angoli della mia bocca, colando come la più viscida delle bevande. La cosa più bella è sentire il suo pene nuotare in quel fluido primordiale, il cui biancore vedo con l'occhio della mente. Je t'aime.
Un palo nell'acqua, una boa: fallici presagi nel miele di luce. Eccolo venire verso di me, è nel suo buio. I suoi peli neri si nascondono nel velluto dell'ombra ed io lo vedo a malapena. Ma il grigio che lo illumina è come una carezza di fumo, che non mi nasconde il suo gesto di togliersi il costume.
E sotto, il mio eterno sogno: il suo scettro già pieno di sangue. Mi guarda austero, mentre la sua verga oscilla da sola, dura come la tortura di aver atteso questo momento.
"Guardare ma non toccare" mi dice, mentre mi abbranca i capelli con violenza "Capito?". Io rispondo di sì, mentre mi tormenta avvicinandomi alla sua nerchia circoncisa. Ascolto le onde e dimentico l'odore salmastro, mentre aspiro quello ineffabile del suo cazzo. "Annusa, cagna" mi intima coi suoi gesti autoritari, ma ha troppa classe per dirlo a parole.
Mi ubriaco del suo profumo di maschio mentre lo fa sobbalzare muovendo il bacino. Mi tiene sulle spine, ansimando leggermente e godendosi la vista del mio viso agognante il suo sesso.
Mi permetto di far scorrere le mie mani sui suoi peli ruvidi, specie quelli foltissimi intorno al suo pene. Che bello un uomo dall'aspetto naturalmente mascolino, ma perché si allisciano come vermi?
Ti amo, dio quanto ti amo! Non posso dirtelo, non potrò mai. Ti adoro, dammi la minchia! Respiro come una cagna in calore mentre mi toglie il fiato con la sua carne tenera e dura. Venero questo misto di forza e vulnerabilità, questa dolcezza rivestita di aggressione, che poi diventa liquida.
Finalmente mi prende la testa come se mi volesse davvero, ed inizia a scoparmi la bocca sapientemente, badando sia al suo piacere sia al mio. Quanto rispetto e quanto amore, in un gesto apparentemente così brutale! Sì, sì, godo mentre mi tromba le labbra come un colonizzatore
selvaggio e sofisticato insieme!
Gemo nel lasciarmi andare al soffocone più bello della mia vita, mentre la mia figa è sommersa dalle stesse onde dell'alta marea. Chiavami la gola, amore mio non mio...
Continua così per almeno un quarto d'ora, facendomi quasi perdere i sensi. Mi sento troia, e lui si sente stallone. Che maschio che sei, continua a bombarmi, ti prego. Gode ma non lo dice, gode ma non fiata, è un macho stupendo e senza pregiudizi. Lui capisce, sì lui capisce davvero, ed è questo a farmi bagnare in eterno. Lo guardo negli occhi e mi ama, sì mi ama anche lui come ama la moglie, sì mi adora anche se non lo ammetterà mai, non può, non deve, non vuole.
Mentre il mare, caldo come brodo, bagna gentilmente i miei timpani, il maschio semitico trova il suo porto d'approdo. Sbrodola, sì, sbrodola amore mio... Conquistami, inondami.
Il magnifico uomo asiatico mi schizza in gola due volte, poi mi riempie di sborra lenta, vischiosa. Non la finisce mai di venire, come nel sogno-incubo di un'infinita bocconata di sperma. E' amaro e salato: prego che il suo seme non finisca mai! Lo bevo, lo trangugio, lo ingoio, lo ricevo come il regalo più prezioso che la vita mi abbia mai fatto. Il nettare degli dei, l'ambrosia, l'amore liquido. Ti amo, ti amo, ti amo - penso mentre il suo latte brulicante mi soffoca e trova la sua via agli angoli della mia bocca, colando come la più viscida delle bevande. La cosa più bella è sentire il suo pene nuotare in quel fluido primordiale, il cui biancore vedo con l'occhio della mente. Je t'aime.
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