Silenzio assordante. Tutto era fermo e vuoto, solo noi due nello stabile. Ma dove aveva mandato tutti quanti, e perché? Inquieta per l'atmosfera surreale in cui il minimo suono rimbombava, riordinavo inutilmente le sue carte. Lui sedeva ed esaminava un documento con sdegnosa freddezza. Avvicinandomi alla finestra, lo osservai nel riflesso: aveva un'eleganza strana, quella mattina. E il suo profumo mi intimidiva. Mi voltai, restando in attesa di incarichi. Guardando qualcosa di fronte a sé con sguardo serio e profondo, poggiava la sua penna d'oro sul labbro inferiore. Senza dire una parola, abbassò il livello della sua poltrona. In piedi, io ostentavo la formalità sempre esistita tra noi. Lui si alzò ed attraversò la stanza per raggiungere la libreria alle mie spalle, ma si fermò prima e mi fissò le labbra. Con gesto brusco e rapace, mi afferrò per i capelli e mi trascinò sotto la sua scrivania, scaraventandomi a terra con violenza. Ancora un po' stordita, sentii il ...